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Note

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Sul diario.
Ben cinque.
Due durante le elementari.
Risposi sgarbatamente alla maestra una volta e chiacchieravamo in classe un’altra.
Tre durante le medie.
Due per non aver studiato… poi chi mise la nota si scusò dicendomi che non sapeva che avevo mia mamma in ospedale in quei giorni e io replicai piccata che tanto studiare potevo farlo lo stesso. (Ergo di coltivarmi la compassione del prossimo per gli ammalati di casa non mi venne manco in mente)
E una per… non me lo ricordo.
So che ce ne fu una terza, ma non rammento chi fu a mettermela e perché.

Ma va bene così.
Quello che mi ricordo è che a nessuno in casa venne in mente di trovar da dire a maestre e professori che misero le suddette note.
Era scontato che me le meritassi.
Punto.



Oltre trent’anni fa.


Ora gli insegnanti rischiano di venire linciati. 

Ma tra una condanna senza manco sentire uno straccio di difesa a una difesa a oltranza senza senso… una via di mezzo no?
 

Pare di no. 

Come mai questo post?
Oh… niente. 

Ricordi di scuola.


Buon fine settimana.




La voglia…

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… di dire subito cosa frigge in punta di dita. 
Che scrivere che ho sulla punta della lingua prevederebbe un file audio con la mia voce… no già dato… qui l’avete sentita querula e petulante, basta così… solo per iscritto io parlo. 😉

Sempre troppo.
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Ero in terza media…

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… forse in seconda, non sono sicura. 

Ieri su fanbrodo: qui.

E su twitter: qui.

Avevo detto  che forse ve l’avrei raccontata.

Mentre ero sotto l’opera ivi fotografata
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Chiamate impreviste

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Trovarsi una chiamata sul cellulare.
E siccome se ne sta aspettando una e magari hanno dovuto usare un altro telefono decidere di fare quello che di solito non faccio mai, a questo punto quasi mai, e richiamo il numero sconosciuto che mi cercava.

Ero al lavoro e il telefono lo spengo, quindi la vidi solo quando lo riaccesi… diverse ore dopo.

Ricevere in risposta: risponde la segreteria telefonica.
Riagganciare, e pensare che se era urgente avrebbero richiamato.

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Bello leggere…

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… ad alta voce!

Giorni fa ho fatto la mia prima lettura per NPL.  (Il link rimanda al sito)
Nati Per Leggere.

Sono arrivati nella biblioteca accompagnati dai ragazzi del centro estivo una quarantina di bambini e bambine, tra i tre e i cinque anni.
Li abbiamo divisi in tre gruppi.
Io ne ho avuti una quindicina ad ascoltarmi. (Chi più, chi meno)
Ero agitatissima.
Ho fatto un bel respiro e dopo essermi presentata ho fatto loro vedere il libro e glielo ho letto.
Cercando di scandire bene le parole, senza correre.
Alle ripetizioni li facevo intervenire.
Molto divertente quando i più grandicelli davano di sprone ai più piccoli.
E hanno riso molto sul finale.
Mi è scappato un:

Ho letto troppo veloce abbiamo già finito!

Ma c’era la mia collega del corso pronta con la seconda storia.
(E anche in un altro gruppo hanno letto due storie, quindi troppo
veloce non ho da essere andata, o gli altri sono stati veloci quanto me.
🙂 )

Non vedo l’ora che sia venerdì prossimo per preparare la seconda lettura.

E so già cosa voglio leggere loro. 
 

Alfabeti

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Sì… a volte tornano.
Dovevano essere sparsi nel corso dell’anno.
Però mi veniva troppo caotico metterli insieme.

E allora no.

Per la quinta volta… comincio l’alfabeto.
Che vuole solo dire che il prossimo titolo comincerà per B.

Se mi ricordo.
Niente di che. 


Ah, un link per spiegare cosa sono gli alfabeti.
QUI.



Quella era una V.
Passarvi la A era troppo scontato.




Proposte…

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… da vagliare con cura.
“Pensaci un poco poi mi dici.”

E per fortuna mi è stato detto perché stavo per dire subito sì.
D’impulso.
Ecco, meglio rifletterci su un attimo.
Non troppo. 


Giusto un poco.
No, non vi dirò di che si tratta.
Ci devo pensare io, mica voi. 



Perché ve lo ho scritto se non ve ne voglio parlare?
Perché magari tra qualche anno ve ne parlerò… e allora avrò un promemoria per ricordarmi di quando tutto cominciò.



Forse.


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