24/08/2005

Visita al Sacrario di Redipuglia

Vi avevo detto, parecchio tempo fa, praticamente quando ho inaugurato il blog, che vi avrei spiegato dove avevo fatto tanti scalini, ma ci ho messo un poco.
Dovevo analizzare bene cosa avevo fatto, e cercare il modo di raccontare una cosa tremendamente seria senza scadere nel banale.
Cosa praticamente impossibile, o forse no, in fondo un tale una volta disse che l’impossibile era spesso solo una cosa che nessuno aveva ancora tentato, quindi io tento, poi ditemi voi se sono stata banale o meno.

Allora partiamo dal nome, la prima volta che ho sentito che il papà del mio nonno materno era nell’Ossario di Redipuglia mi ricordo che ho pensato IN PUGLIA?, e invece il nome è in realtà un assonanza, era un nome sloveno Sredi poje(scusate se non ho scritto giusto) che significa terra di mezzo, letteralmente sarebbe campo di mezzo, ma in Italiano hanno tradotto il suono e non il senso, io che mi chiedevo da dove arrivasse un nome tanto curioso, e non sapendo nulla di re pugliesi, mi sono tolta la curiosità molto tempo fa leggendo, ma ho trovato solo oggi la scusa per far sfoggio di cultura.

Arriviamo nel primo pomeriggio, giusto in tempo per sentire una tromba intonare Il Silenzio, il suono viene dal museo, dove sta anche una sala tipo cinema dove vengono mostrati dei video girati in tempo di guerra.
Non abbiamo tempo per i video, visitiamo l’intero museo, che raccoglie cimeli raccolti sulle cime di tante battaglie, o i doni di chi da quelle battaglie tornò vivo, ma ascolto quella tromba e penso a mio nonno che passò di qui a rendere omaggio a suo padre, e ai tanti che come lui dettero la vita in guerra.

Mio nonno aveva solo due anni quando suo padre morì, nessun ricordo tranne una foto sbiadita e i ricordi della mamma, i suoi fratelli non erano molto più grandi di lui; io rammento bene la foto del bisnonno, era su un mobile in casa dei miei nonni, aveva un aria austera con la sua divisa, poi mi dico che le foto di una volta a causa dei lunghi tempi in cui si doveva stare in posa avevano quasi tutte quell’aria, non so se vi avete mai fatto caso.

Insomma era un bell’uomo con i baffi, di moda al tempo i baffi o baffoni a seconda del caso.

Sappiamo che non troveremo il suo nome scritto tra i quasi quarantamila che sono sepolti nei gradoni del monumento, a casa era giunta notizia che le sue spoglie erano state sepolte nel paese di Fogliano Redipuglia, ma non identificate, ci sono sessantamila ignoti sepolti sul monumento che infatti è anche detto il monumento dei centomila.

I sessantamila sono Ignoti all’uomo, ma noti a Dio.
Questa è la scritta che sta nella cappella sulla cima del monumento, dove stanno divisi in due grandi tombe i resti di molti, ma non di tutti, fra coloro che persero la vita sul Carso, veramente le scritte sono due, una per lato, e dice trentamila.
Ma io della scritta non avevo fatto foto.

Sono stata anche sul colle di S.Elia, che ora è un parco, è di fronte ai gradoni ed è stato il primo cimitero con poche migliaia di resti con nome, e trentamila ignoti, decine di iscrizioni che prima erano grosso modo le loro lapidi ora stanno ai bordi del sentiero tra una panchina e un cannone, i resti di una trincea e la colonna romana mozzata a eterno memento dei caduti di tutte le guerre.

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È passato più di un anno da quando ho scritto quelle righe e rileggendole le ho trovate banali e scontate, pure un poco noiose, ma le devo pubblicare sul mio blog non debbono concorrere per un Pulitzer!
E visto che sul mio angolo ho pubblicato cose anche peggiori di questo pezzo… almeno questo è quello che penso io, e non per scarsa autostima, semmai ne ho troppa, discorso complicato questo, lo rimando al prossimo pezzo!

Rabb-it

Non sto facendo il saluto… ho il sole negli occhi!

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