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Biella di sabato…

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… non conviene.

La cosa strana è che io abbia avuto meno difficoltà a tornare a casa da Bologna anni fa, quei 400/500 km di distanza, che da Biella*, 40/50 km circa.

In pratica per rientrare dovevo fare un giro un poco lungo, prima andare a Vercelli e poi prendere un pullman che sarebbe salito a Borgosesia… per circa 4 ore, più o meno, di viaggio.

Altro

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61…

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 … no 55!

P
er una cosa scritta anni fa i mutipli di 5 e i numeri tondi in famiglia si festeggiano.

E qualcuno oggi ne compie 55*. 

Auguri! 

*Quindi è nato nel ’61… da lì il titolo**.

In ritardo

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“Ma come? Non hai fatto gli auguri a tuo fratello?”

Oddio a mio fratello tendo a farli di persona. 😉

Lo so, negli altri anni glieli facevo anche sul blog.
Ma era quando non lo leggeva.
Ora so che ogni tanto lo sbircia quindi… evito. 😛
(Della serie… sorella str…)
E non era mica un numero tondo o un multiplo di 5 quest’anno.
Vecchi post.

Tranne invertendo la numerazione da 53 a 35!
E poi… era ieri.

Sì, va bene.
Glieli ho fatti anche sul blog.
Contenti?

30 minuti

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Lo so,  non ho nessuna fantasia con i titoli dei post.
Ma i trenta minuti sono il tempo che ogni due giorni circa mi vengono generosamente concessi da mio fratello al suo pc.
All’incirca.
Potrà sembrare poco, ma mi permette almeno di leggere i posti che bazzico di solito… bazzico?
Che italiano parlo?
Fa niente.
Volevo giusto scrivere due righe.
In trenta minuti me la cavo a leggere un sacco di cose, ma scrivere… quella è un’altra storia.
Più  o meno.
Perché volevo a tutti i costi scrivere? Uhm… diciamo che sono una fissata pignola e ve lo spiego meglio alla prossima mezz’oretta.

Forse.

Vecchie abitudini

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Tra la fine degli anni settanta e primi anni ottanta raccoglievo la moneta che mio fratello seminava per casa.
Sia chiaro a lui dava noia tenerla in tasca e la lasciava dove sapeva che io l’avrei vista e messa nel salvadanaio non è che lo derubavo eh, quando poi il salvadanaio era pieno, in media una volta all’anno, li contavo e poi scendevo al bar che stava sotto casa a chiedere se volevano un po’ di moneta ovviamente in cambio della versione cartacea.
E buona parte tornava in tasca a mio fratello, mica tutti non erano mica tutte sue le monete.
Sì va bene qualche mille lire devo avergliele prese nel corso degli anni.
Confesso.

Ora.
L’abitudine a non tenere troppa moneta in tasca non la ha mai persa e io continuo a servirgli come cambiavaluta.
Gli ho chiesto come mai chiede sempre a me di cambiargli la moneta e la risposta è stata:
“Sai com’è vecchie abitudini.”
Ieri mi ha messo in mano un portamonete e mi ha chiesto 10€, visto il peso mi sono detta che male che andava ero pari e glieli ho dati.
Non ero pari, ce ne erano oltre 13 e quando se ne è accorto si è un poco seccato e io:
“Sai com’è… vecchie abitudini!”

Tanto lo sa

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Qualche giorno fa commentando questo post da Elasti ho preso un poco in giro mio fratello.
Poi una persona avendo visto che dicevo che se lui avesse letto ero nei guai ha pensato di farmi uno scherzo e mi ha detto che glielo avrebbe fatto sapere.
Caro genio… non so come dirtelo, lo sa già!
Mica per altro, la storia della scuola ad ottobre, se uno andasse a leggersi i commenti degli anni passati nel medesimo blog, sono certa di averla già tirata fuori. (E glielo avevo detto a suo tempo dopo averlo fatto!)
Ebbene sì sono ripetitiva anche nei commenti.
E non lo ho risparmiato nemmeno sul mio di blog, avendo io raccontato la storia dei fenicotteri, se davvero mio fratello fosse uno che se la prende sarei già stata fatta a striscette da un pezzo.
E invece sono ancora qui a tediarvi coi miei post.

😛

Imparare a scrivere…

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…senza guardare la tastiera.
Qualche giorno fa in uno dei blog che leggo di solito ho fatto una scoperta, grazie ad un commento.
Io non riesco a scrivere senza guardare mai la tastiera, la sbircio spesso e ne sono consapevole.
Ma quando ho visto quel corso mi sono ricordata come mai non la sbircio proprio sempre. Tipo adesso per queste prime righe ho guardato non più di tre volte.
 (Meglio se rileggo cosa ho scritto una mezza dozzina di volte però!)
Ricordi d’infanzia.
Mio fratello ha fatto le scuole superiori a differenza mia che mi sono fermata alle medie, e uno dei libri degli esercizi era in tutto e per tutto come quel corso, solo che si usava la macchina da scrivere e io mi ci esercitavo.
Piccola nota tra me e mio fratello ci sono più di dieci anni, quindi lui era un po’ tanto gramo a prendermi in giro per le volte che sbagliavo dito da usare, la coordinazione mano destra sinistra è difficoltosa anche ora, ma di certo le sue prese in giro non aiutavano.
Poco ma sicuro che se legge qui sopra dirà che me lo invento e che lui non mi prendeva in giro, ma voleva solo spingermi a fare di meglio e ad applicarmi.
Peccato che io all’epoca non avessi bisogno dello scherno suo, ne avevo a sufficienza di quello dei compagni di scuola, ma quello forse non poteva saperlo.
Così come i compagni di scuola non potevano sapere che le loro prese in giro non erano niente di originale, avevo il capocomico a casa, loro non erano che delle pallide imitazioni.
Però siccome aveva ragione lui e mi dovevo applicare ho deciso che una mezz’oretta tutti i giorni la dedico a quel corso.
Ripasso un po’ come scrivere senza guardare la tastiera.
Certo che se poi incappo in tastiere differenti… forse non è poi una grande idea.

Vedrò.

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