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Post Revival…

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…dieci anni fa.
Circa.
A me ogni tanto piace andare a guardare cosa scrivevo una decina di anni fa. 

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Due anni

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Giorni fa cadeva un anniversario.
Più di uno a dire il vero, ma alla mia nonna preferisco pensare per il suo compleanno.
Due anni fa cominciavo il mio primo tirocinio del corso che stavo seguendo.
Quindi sono due anni di incontri con perfetti sconosciuti che nella maggior parte dei casi resteranno tali.
In altri casi invece si creerà un qualche rapporto perché ci si frequenterà un po’ di più.
In due anni di cose ne succedono molte. 


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Di pause e saltelli

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Il lavoro a saltelli prosegue. 
E chi volete che salti se non salta non un conigl-io? :)
Lo chiamo a saltelli perché non ho dei giorni di lavoro prestabiliti, cioè c’è di mese in mese un calendario dei turni.
Però non
è come il lavoro che facevo prima dal lunedì al venerdì e qualche volta di sabato. 

(Quando c’era la flessibilità per cui si lavorava dalle 46 alle 48 ore a settimana contro le 40 abituali.)

Ora capita di lavorare il venerdì, sabato e domenica e poi essere a casa lunedì e martedì.
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È stato bello poterci provare…

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… e riuscirci.
Per i cassintegrati in deroga c’erano dei corsi obbligatori da fare.
Del tipo che vi mandiamo un poco a scuola per vedere cosa sareste capaci di fare, sapendo di avere una manualità vicina allo zero, per coordinazione e per quello che un’amica definiva l’avere due mani sinistre, se ero mancina avrebbe detto destre, ma io mancina non sono… tranne che a tavola, basta sto divagando.
Dicevo i corsi ho scelto quello di computer, una cosa che un po’ già conosco e che comunque poteva servirmi.
96 ore… alla fine delle quali ecco l’attestato di frequenza.
Cosa che mi lascia sempre un po’ stranita, perchè anche chi non ha ancora manco capito la differenza tra word ed excel ha lo stesso mio attestato.
Lo so, non è che io ne capisca molto di più. Però mi immagino la scena ad un colloquio:
– Lei sa usare il computer? 
– Abbastanza.
– Ha fatto dei corsi?
– Sì… corso TZO*.
– E lei saprebbe usare il pc? Sa quanti usciti da quel corso ho già sentito? Se ne vada, non mi faccia perdere altro tempo.
Ovviamente so che le cose ai colloqui sono un filo più serie e magari mi concederebbero il beneficio del dubbio sul fatto che io lo sappia veramente usare il pc. Però mi inquieta questa cosa dell’attestato di frequenza che in realtà attesta solo che io ero a lezione e non quello che posso o meno aver appreso.
Ma una persona mi ha concesso di mettermi alla prova.
Mi ha chiesto di preparare delle tabelle che le servivano per una cosa non di lavoro, ergo non aveva il tempo di farla e mi ha chiesto se potevo pensarci io.
Poi ha controllato che il lavoro andasse bene.
Andava bene.
Ecco lo ho fatto come se avessi un termine di consegna, come se fosse un lavoro e non un favore,  vero lei ha risparmiato tempo, ma io ho avuto la soddisfazione maggiore… so farlo.
Alla domanda lei sa usare Word ed Excel? Potrò dire sì con cognizione di causa… e al diavolo il resto.

Dite che è ancora meno dell’attestato di frequenza?
Eh no, la sicurezza in se stessi non te la danno gli attestati.
Grazie per l’occasione.
*
TZO=Trituramento Zebedei ad Oltranza. No il corso era interessante dico davvero, ma con parti pallose che solo un informatico potrebbe apprezzare appieno.(Nustlu… passi ancora a leggere qui?)

Controlli

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Chi la (s)fortuna di lavorare con me lo sa bene, sono troppo rapida con le freddure.

Un giorno, passa uno degli addetti al controllo qualità, sto semplificando che a scrivervi sempre uno dei capi poi mi andate in confusione, e controlla il macchinario, mi vede guardarlo e mi spiega:
“Sono passato a controllare quante teste funzionano.”

Dovevo solo stare zitta e fare un cenno di assenso, in fondo aveva risposto ad una mia muta domanda. (Che fai qui?)
Invece io zitta mai: “La mia no di sicuro…”

Non chiedetemi cosa sono le teste, che io a spiegare non sono capace.
Però la battuta era troppo ghiotta, servita su un piatto d’argento.
Forse pure un po’ scontata.

Però l’addetto era arrivato serio e mogio, che deve essere una pizza mica da ridere controllare tutti i macchinari -non doveva guardare solo il mio-  e mentre se ne andava sorrideva.
Ho un futuro come cabarettista involontaria.

Che quando mi servirebbero le battute mica mi vengono, vedi certe figurine di mercoledì collezionate negli anni, ma quando non le cerco… eccole!
Per fortuna mi è sempre andata bene che chi le subiva di solito o le ignorava, santi ho dei santi colleghi, o le trovava divertenti.
Prima o poi… trovo quello/a sverso/a che mi dice il fatto mio a trovare sempre lati divertenti di tutto, o quasi.

E allora forse la pianto, ma solo forse,  non sperateci troppo.

Mitridatizzazione

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Chiacchierando su MSN, sì ogni tanto lo uso ancora, mi hanno domandato se i miei colleghi leggono il mio blog, per ovvie ragioni.

Ho detto che forse alcuni di loro ogni tanto passano, non spesso però che io sono sopportabile a piccole dosi, e loro già mi reggono in media 40 ore a settimana, quando va bene.

Il discorso è diventato un po’ curioso quando ho detto che penso che quelli che sopportandomi un po’ alla volta si sono immunizzati passino più spesso, gli altri no o ci resterebbero secchi.

E mi è venuta la curiosità di cercare la parola che si usa per indicare l’immunità al veleno, ricordavo di averla sentita, o letta… Vero N&R? da qualche parte, ma non avevo ancora verificato il reale significato.

La parola è quella del titolo, ho trovato due interessanti link a spiegazione della cosa.
La storia di Mitridate.

Con questa ben precisa spiegazione.

La resistenza ai veleni che Mitridate si sarebbe procurata assumendo di ciascuno dosi crescenti fino a divenirne immune ha dato luogo in italiano ai termini mitridatizzazione, mitridatismo, mitridatizzare, tutti relativi ad un processo di immunizzazione con questo procedimento.

E una piccola sintesi della stessa.

A voi la scelta se leggere l’intero papiro wikypediano, o solo la sintesi.
Buona lettura.

E con questo post temo di aver anche risposto a chi mi ha chiesto come mi vengono le idee per i post.
Parlo con altri esseri umani che mi sono di ispirazione, dialogare solo con Enza Cosci alla lunga stufa!

Non avete voglia di leggere i link segnalati?
Pazienza.
Io mi ci sono divertita, specie con la sintesi.

Di necessità virtù…

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In una delle puntate della seconda serie di Criminal Minds andava in onda questa scenetta, in cui uno dei capi, quello che dalla terza serie non ci sarebbe più stato, spiegava che era necessario staccare dal lavoro, per non farsene distruggere, poi esigenze di copione, e scelte personali e non lo si sarebbe più visto, non ce l’aveva fatta a cercarne il lato divertente e onestamente non me la sento di criticarlo, sono scelte.

La scena è a questo link, io sotto ve la ripropongo, scusate se è in inglese ma ho trovato quella ed andavo di fretta, poi mi piacciono le voci originali… ecco la verità!

Cosa vuol dire il titolo?
Divertirsi sul lavoro, per farselo passare meglio era il mio mantra ben prima di vedere criminal minds… e una delle prime cose fatte per ridere era mentre si stava abbassando il carrello del traspaller, con una rapida e ripetuta mossa dall’alto verso il basso, dire a colleghi a tiro d’orecchio:
“Hai presente le comiche, quando fanno vedere che entrano in una galleria con il carrello e dall’altra parte sta arrivando il treno? Non ti sembra che sia lo stesso identico movimento?”

Risate.
Ogni tanto capita ancora di farsele, rare ma preziose.

E mi piacerebbe averne ancora occasioni, che il lavoro sarà anche pesante, ma la compagnia era di quelle giuste per alleggerirlo.
A volte.

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