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E il colpevole è…

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… il maggiordomo!

No, niente… solo una cosa che mi è venuto di scrivere dopo aver postato due tweet ieri pomeriggio.

Ah sì, l’argomento è La Porta Rossa…
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Come per il parco

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Ve le ricordate le regole dei racconti dal parco? 
Sono le stesse al supermercato.  
Come sarebbe quali regole? 
Andate a leggere i post etichettati come parco e poi tornate a leggere questo post.

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L’argomento è ancora troppo fresco.

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Quindi io non vi dedicherò un post.
È una delle regole di questo blog: toccare molto di rado la cronaca.
Questa è una di quelle volte che anche se ho una gran voglia di raccontarvi una cosa dovrò aspettare che non sembri che lo faccio per attirare visite vista l’attualità dell’argomento.
La coincidenza è che sia successo proprio adesso, o forse è successo ora proprio perché in tanti ne parlano.
Chissà.
Perché ne accenno se non ne voglio parlare nel dettaglio?
Perché così i tre o quattro di voi che leggono magari se io mi scordo me lo ricordano loro che devo ancora raccontarvi una cosa.
Ricordatevi:
Lezioni di grammatica alla cassa del supermercato.
Sarà il titolo del post sull’argomento.
O una cosa simile.

Grazie.

Parlate a bassa voce.

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O potreste finire in un blog.

Sentita in giro

“Dovrebbero solo fare una legge apposta. Chi ha una casa con giardino può prendersi un cane, tutti gli altri no. Così non devono portarli in giro e uno non è obbligato ad averci a che fare.”
Credo si riferisse anche a chi non raccoglie quello che dovrebbe, però ero tentata di spiegargli che anche chi ha casa con giardino porta a spasso il proprio cane, ma suppongo mi avrebbe detto che sarebbe proibito da un emendamento della medesima legge.
No, non ho detto niente.
Mi sono bastati gli sguardi di compatimento che le ha riservato chi era a tiro d’orecchio.
Lo so, sono una vigliacca.
Oh il mio nickname mica lo ho scelto a caso.

Figure…

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…fatte dormendo.
Perchè non potevo essere sveglia, nossignore.
Il supermercato era aperto, si fa un salto a prendere il pane fresco, e si fa giretto per i reparti.
Chiedo un informazione per una cosa all’addetto del reparto tecnologico, e mentre mi spiega vedo l’antivirus, e leggo sulla scatola che è del 2011, quindi cosa chiedo?

Ma logico: Uh c’è già l’antivirus per quest’anno?
(E meno male che avevo letto, vero? Ve lo dicevo che dormivo!)

Ecco l’impiegato è gentile e se lo tiene per se quello che ha pensato, poi magari lo scriverà nel suo blog, chissà.
Ma no guardi ci hanno stampato su 2011 per sport.
Mi dice un semplice: Sì.

Lo prendo, tanto tra un mesetto dovrei farlo lo stesso e magari rischio di doverlo cercare, ora è lì bello tranquillo che aspetta che il mio pc dica: Scaduto… l’antivirus è scaduto! Svegliaaaaaaa!

Ecco, lo so che l’ultima parola non la vedrò, ma vi assicuro che mi verrà in mente, dopo stamattina.

C’è da spostare un carrello!

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Il titolo non è certamente originale.
Sì, da piccola capitavo sul Drive In… ho persino visto Pistarino dal vivo quando è venuto all’Alpaà di Varallo Sesia negli anni ottanta, quindi… il riferimento del titolo è quello che pensate.
Ma non c’entra molto con il post.
Il Drive In non c’entra intendo.

Avete presente quando al supermercato ci stanno fuori vicino ai posteggi le file di carrelli, in cui infilare una moneta, per andarsi a fare la spesa?
Ecco io ho un mistero da risolvere.
Per mia comodità prendo sempre quello più vicino alla macchina, così quando scarico la spesa dovrei teoricamente trovare il suo posto dove riporlo.
Teoricamente, perché quasi sempre se il posto macchina è lontano dall’ingresso del supermercato i posti sono tutti occupati.
La ragione?
Semplice, parecchi, non tutti alcuni fanno come me, prendono il carrello nel punto più vicino all’ingresso, ma poi quando è ora di rimetterlo a posto, non fanno il pezzo di strada in più, ma lo mettono in quello più vicino all’auto.
Comodo vero?
Già per loro sicuramente.
Mi domando cosa gli cambi pigliare il carrello dove hanno la macchina, quando è vuoto non è poi così difficile da spostare.
Ma sono quelle domande fatte tanto per… scrivere un post che non mi faccia pensare troppo.
A tutte le altre cose, ben più importanti e gravi, a cui non posso mettere rimedio.

Uhm… bel modo per non pensare.
Eh già. 😦

ah, tornando alle cose futili.
Ricordatevi di votare per il sondaggio.
A presto.

Va bene lasci.

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L’altro ieri.
Andare al banco dei formaggi.
Chiedere due etti di toma.
La commessa mi mostra dove taglia le dico va bene lasci pure.
“Ah ma sono due etti come ha chiesto.”
“Due e mezzo.”

Appoggia il pezzo di formaggio sul piatto della bilancia e i led segnano 254,30.

“Ma come ha fatto?”
“Ex commessa… si vede che l’occhio è ancora allenato.”
Mentre incarta il mio formaggio mi domanda dove lavoravo, l’orario è di bassa affluenza non ci sono clienti e chiacchieriamo per qualche minuto.

Vado alla cassa e mi scappa un risolino all’idea che quasi vent’anni dopo ho ancora il calibro, come lo chiamava un mio cliente, di quelli che passavano almeno tre quattro volte a settimana, con cui scommettevamo sui pesi.

Uno scarto di 15 grammi e io gli avrei pagato il caffé, almeno teoricamente, perché poi al bar con lui non sono mai andata, e poi… avrebbe quasi sempre dovuto pagare lui.
Non sarebbe stato cortese da parte mia.

Di sbagliarmi di troppo non mi capitava quasi mai, scommettevo sul sicuro.

Tornando all’altro giorno, la toma era proprio buona.
Da ringraziare per quei 50 grammi in più.

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