Di giornate da dimenticare.
Stralci da un diario.
Il mese o l’anno non contano.
Chi sa… taccia.


25
  Dovrei tenere una specie di diario sui miei giorni in ospedale.
Così da avere pronte le bozze per i post il giorno che mi deciderò a raccontarle, queste giornate.
Ma non credo di aver voglia di mettere nero su bianco, leggibile a terzi, tutto quello che penso di questo incubo.
Poi mi dicono che non è vero che sono paranoica, solo perché non mi conoscono.


26

  Non credo usciranno mai post di questa storia.(Le famose ultime parole)
Al massimo due righe sulle condizioni dei bagni, quelle potrebbero uscirmi.
O potrebbe uscirne una fanfiction, mischiando bene per non far riconoscere nessuno o sono guai.
No, meglio di no.
Non credo riuscirei ad avere abbastanza fantasia per una cosa del genere.
E se Gertrude(nome di fantasia, forse) e gli altri si riconoscono… altro che arrosto finisco.

27 
  È l’una di notte. 
La luce di cortesia è flebile però riesco a scrivere lo stesso.
Chissà se poi sarà leggibile, ma quello capita anche quando scrivo di giorno con la luce piena… i miei geroglifici.
Che ci faccio sveglia se è l’una di notte?
Piacevolezze di un reparto con troppi pazienti.
E con un infermiere che di parlare a bassa voce non sa come si fa.
Tanto se i pazienti si lamentano chi mai darà loro retta?
Appunto.
 
28
  Finalmente posso alzarmi dal letto.
Al passa ogni giorno, più volte al giorno.
Encomiabile nella sua puntualità.
A volte è gelido, ma sa anche essere caloroso all’occorrenza.
Che state pensando?
Al**** è il nome stampigliato sul carrellino della mensa ha un lato scaldavivande e lato frigo.

Sì, avevo appena pranzato e ho avuto un attimo d’ispirazione e mezza pagina è stata scritta in un attimo.

  Voi non ne avete letto che una piccola parte, robe da ricovero.
Se non era per il fatto che lo ero già.

Il resto… lo racconterò un’altra volta.
Forse.
Credeteci.
Magari ve lo ho già raccontato.
O forse no.
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