Non lo ho detto a nessuno.
Anzi ho assicurato che non ci sarei andata perché pioveva e non avevo voglia di gite umide.
Poi ho preso il treno, o forse l’autobus chissà.
Ore di viaggio, priva di internet per scelta e spento il cellulare per il piacere di essere irreperibili.
Ed eccomi arrivata.

Una distesa di libri a mia disposizione, più o meno.
Un sacco di gente che ha le mie medesime intenzioni, comperare libri o magari solo immaginare di farlo.
Una di queste persone alza il telefonino, quelli che fanno foto, nella mia direzione d’istinto mi giro a vedere cosa sta fotografando alle mie spalle, sicura che non sia possibile che voglia fotografare me.
Ohibò… magari sì, sta a vedere che sono già finita su twitter con sotto la didascalia: Si è vestita al buio e non ha specchi in casa!
Ma meglio non saperlo.
No, non fotografava me, alle mie spalle c’era il cartellone pubblicitario di un famoso scrittore, bene ora allora sto su twitter ad impallare la foto al poveretto che invece ha messo questa di didascalia: Ma quella invece di girarsi non si poteva togliere da davanti? Ed è daltonica per caso?
Ma no, stava solo prendendo la mira per la foto giusta io mi sposto e faccio un sorriso di scuse per non essermi tolta prima, il sorriso viene ricambiato e scatta la foto.
Sono salva, per ora.
Non sono interessata al libro in questione, mi allontano dal gruppetto che si sta formando lì, si metteranno ad ascoltare uno scrittore che racconta il suo libro, se sono fortunati dopo firmerà qualche autografo.
No, via dalla calca.
Per modo di dire, andare al salone del libro non è esattamente il modo giusto per evitare la folla.
Lo so.
Vedo un libro che mi interessa, a breve ci sarà la presentazione.
Ci sono ancora dei posti liberi. Mi siedo ed aspetto.
La presentazione è interessante, spigliata e divertente. 
Spero che il libro lo sia altrettanto. Forse ve lo racconto poi che libro era, quando lo ho letto.
C’era gente che scattava foto anche qui, ma tutti in direzione di chi teneva la presentazione.
Prendo il libro, evito di domandare l’autografo… troppa gente che scatta foto.
E se vai ad un evento pubblico sai che ti possono fotografare, quindi un buon modo per evitare di finire online è stare lontani dai soggetti che vengono fotografati.
Mi ritrovo davanti il tale di prima, tutti e due abbiamo in mano lo stesso libro… io solo quello lui ha anche un paio di borse dall’aria carica di libri.
“Niente autografo?”
Non mi aspetto la domanda, riesco a sorridere… credetemi non è facile.
“No, volevo solo leggere il libro.”
“Mi sono perso la presentazione, com’è stata?”
“Divertente.”
“Mi scusi, non mi sono nemmeno presentato…” (segue nome e cognome)
Andiamo nella medesima direzione, mi presento pure io e noto con piacere che il telefono resta nella sua tasca. 
“Io sono arrivato.”
Altro stand, il titolo del libro non mi dice niente, il nome dell’autore sì però.
“Ma… omonimia o è lei?”
“Sono io.”
Penso di essere arrossita, non lo so.
“Scusi.”
“E di cosa? Non ci sta nemmeno la mia foto sulla quarta di copertina.”
È simpatico. Gli domando se gli secca se mi siedo ad ascoltare anche se non conoscevo né lui né il suo libro.
“Ed anche se deciderà di non prenderlo.”
Diamine, ma che fa? Legge nel pensiero?
Va be’ mi siedo. Tiro fuori il mio blocco note e prendo gli appunti per questo post.
Qualche minuto dopo inizia a parlare di quello che ha scritto.
Ha ragione, l’argomento difficilmente mi farà comperare il libro.
Però è interessante sentirgli spiegare come ha iniziato a scrivere, come gli è venuta l’idea per quel particolare argomento e alla fine quanto sia contento di avere l’occasione di essere lì.
Mi scapperebbe da ridere, mi risulta che gli editori affittino gli stand apposta per queste occasioni, ma non sarebbe carino ridere in faccia a qualcuno che prima è stato così cortese.
Lo dice. 
“Suppongo che il mio editore direbbe: a’ bello guarda che ti ci ho mandato io lì!”
Scoppio di risa nello stand.
Rido pure io, ma questa coincidenza comincia ad inquietarmi un po’.
Non troppo. Finisce la presentazione, fila di gente che si fa firmare il libro.
Io continuo la bozza del post che avevo iniziato prima.
Chissà cosa taglierò una volta che lo ricopio sul computer? Vedrò poi.
Mi alzo per andarmene dopo qualche minuto, stanno arrivando per un’altra presentazione.
Mi raggiunge.
“Spero abbia trovato divertente anche la mia.”
“Oh sì, mi scusi se non prendo il libro, ma…”
“Scherza? Io dicevo davvero prima, non lo dica al mio editore però.”
“Me lo terrò per me, anche se secondo me a’ bello da romanaccio non glielo avrebbe detto.”
“Vero, più facile un de’ testina.”
Ridiamo in due un’altra volta. Mi domanda cosa stavo scrivendo, se si può sapere e gli spiego che prendevo appunti per un post, ma specifico che non so ancora se lo posterò adesso o per il prossimo salone del libro.
“Ottimo, così nessuno saprà quando ci è stata davvero.”
“Paranoica, vero?”
“No, però… non lo farà il mio nome, vero?”
“Se vuole che metto il titolo del libro potrei anche farlo, ma se il suo editore per sbaglio mi legge?”
“Allora siamo d’accordo, io non metto la foto che le ho fatto prima mentre prendeva appunti sul mio blog e lei non mette il mio nome sul suo.”
“Perfetto!”
“Però… io non so qual è il suo blog”
Gli spiego come trovarlo… chissà se leggerà mai questo post.
L’importante è che non lo legga il suo editore. 
Gli faccio un in bocca al lupo per le vendite e me ne vado.
Sono passate ore bisogna tornare a casa.
Stazione eccomi. 

Ah sì, continua a piovere.

P.S. Non chiedetemi quando è stato scritto questo post.

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