Domenica pomeriggio avevo programmato i post sul carnevale, quello nella tanabis era pure stato postato subito, poi lo ho spostato al martedì. 
Alla sera avevo chiacchierato al pc.
Fino a molto tardi, ricordo che l’ultimo tweet fu una domanda su un libro che stava leggendo ad uno famoso… già nonostante la figuraccia io continuo a scrivergli. (Non metto il nome, gli attiragoogle non mi servono!)
Mi ha pure risposto. Ancora.

La mattina la telefonata di mio zio.
Che ci avverte di quello che è capitato.
Mentre io chiacchieravo divertendomi, mia cugina stava morendo in ospedale.
Non che avrei potuto fare qualcosa per lei, quello no.
Volevo cancellare il post che si sarebbe postato martedì, ma mi sono detta che magari sul blog manco avrei detto niente di quanto successo.(Coerenza questa sconosciuta) Il titolo pare scelto apposta e invece era stato messo domenica pomeriggio in riferimento ad altro. (Volevo postarlo dopo le elezioni)
E comunque a chi sarebbe servito?

A lei no di certo.
A miei parenti nemmeno, penso che a parte mia madre e mio fratello manco sappiano che ho un blog. 
E di certo non glielo vado a dire ora.

Eppure per quanto sia perfettamente inutile, per quanto non sarebbe cambiato niente di una sola virgola, mi continuo a sentire in colpa di essere stata a ridere mentre delle persone a cui voglio bene stavano passando le ore peggiori della loro vita.

Non è la prima volta che muore qualcuno che conosco e a cui voglio bene.
E nemmeno che un post programmato, o semplicemente postato senza sapere cosa era successo, mi fa sentire così.
Il che denota solo quanto io sia stupida.
Sono altre le cose per cui stare male.
Già, forse dire che sto male per il post è un modo per… per cosa?
A che cavolo serve?
A dare aria alle dita forse.
Cit. da Ale[tredici]

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