Quando si dice una cosa intendendone un’altra si dice che si è preso un lapsus, esatto?
Esempio: segnalo un mio post su twitter, nella segnalazione metto un commento, devo stare entro i 140 caratteri e mi esce un – Spero che nessuno mi domandi chi sono T&C, mi appellerei alla cacoltà di non rispondere – avete letto bene non mi sono sbagliata ora, ma ieri sì.
Ovviamente la parola era facoltà, ma quando vedo l’errore è tardi, potrei cancellare il messaggio e riscriverlo, ma oramai qualcuno lo avrà forse letto e poi mi fa ridere la lettera usata.
Così aggiungo un secondo tweet in risposta a quello con refuso:la C al posto della della F in facoltà mi sa che la dice lunga sul valore intriseco di cag… del post!
Ecco… poi mi dicono che non so fare veramente autocritica, ma faccio solo finta.
Però fingo alla grande, vero?
Come mai lo dico sul blog se la cosa era su twitter e magari restava tra me e i due/tre che mi seguono la in cima? Ma mi pare ovvio, semplici manie di protagonismo, dovevo farle leggere anche agli quattro lettori che tengo sul blog. Cosa? Dite che sono gli stessi di Twitter?
Cattivi che siete, c’era bisogno di precisarlo? 
Hai presente vero che nessuno ti ha detto niente ancora, manco io!
E secondo te ai quattro lettori di questo blog importa? 
Uhm… secondo me esageri. Sono almeno in 5.
Troppo buona! 
Della tua ultima twitterata non dici niente?
No. L’exploit in Italinglese ce lo teniamo per noi stavolta.
Mi sa che anche li a lapsus sei andata alla grande.
 Dici che ho capito Roma per toma o che ho detto toma per Roma?
EH? No senti mi stai mandando in confusione. 
 Pensa io.
Stiamo a posto!
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