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Le uscite della mia vecchietta…

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Premetto che mia nonna musicalmente parlando e ferma a Beniamino Gigli e poco altro.

Ma in queste settimane si è fatta un filino di idee.
Come poi riassembla i discorsi che sente fare dal resto della famiglia è per me ancora un mistero.
Sentendoci riferire le battute sul colore della pelle.

“Ma che male c’è se voleva essere bianco? Quelli che si mettono al sole vogliono diventar neri e nessuno dice mica loro niente, no?”

Quando abbiamo notato che prima nessuno le diceva certe cose in sua difesa, a parte i fan, ora pare lo abbiano sempre difeso.

“Hanno paura che viene a tirarli giù per i piedi che a difenderlo hanno aspettato che fosse morto?”

Notando che se ne parla ancora dopo tre settimane, come se fosse successo ieri.
(Cosa che non capita con altre cose…)

“Ma per quanti giorni vanno avanti ancora? Mi saria già stufa.”
Urgh…nonnaaaaaaa….

“Però se cantava bene!”

Ostrega nonna, a volte mi spaventi.
Dovrei essere io l’ottantenne tra noi due.
Altro che storie.

Romanzo?

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Questa poi, non me l’aspettavo.
Mi hanno chiesto che fine ha fatto il romanzo che avevo promesso quando ero ai seggi.

Mai pensato che venissero presi sul serio i miei post.
Però due righe le avevo messe giù ed allora… mi spiace per voi se stavate solo scherzando.
Se invece veramente aspettavate questo, eccolo.

Tornate indietro di un paio di settimane…

Lunedi mattina
Nella seconda giornata del referendum sistemo quello che avevo abbozzato ieri.
E rieccomi a scrivere.
Tralasciamo i commenti sui referendum, questo non è un blog politico e se vi interessano le opinioni politiche vi consiglio di sfogliare alcuni dei blog segnalati alla barra a sinistra, che non è un indicazione politica, ma semplicemente quella colonnina dove stanno incasellati i Blog degli altri.
Se poi il fatto che alcune mie segnalazioni vi spingono a pensare che non è un caso che l’ho messa a sinistra, be’ di sicuro non mi metterò a contestarvi la libertà di pensiero.

Allora non parliamo del referendum, ma solo del seggio, anzi dei seggi.
Eh già raccogliere in un solo post tutte le mie sessioni come scrutatrice, aggiungere un poco di incarichi altrui, alcuni presi da altri blog, con il loro permesso ovviamente, altri da colleghi di seggio, non è che sia poi un idea così originale.

E se non avessi avuto questo referendum in particolare, non ne vorrei parlare ma che la partecipazione sia stata piuttosto scarsa credo sia su tutti i giornali e viene gridato a gran voce per la rete, in cui ho avuto un sacco di tempo da dedicare al mio block notes, questa raccolta non sarebbe mai uscita.

Forse.

Il primo incarico
Elezione del sindaco, non vi dico quale anno, ma una volta ho fatto la scrutatrice per l’elezione del sindaco del mio comune, era la prima volta che facevo la scrutatrice.
Presidente e segretario mi spiegarono cosa dovevo scrivere e dove: Gli estremi della carta d’identità, il numero della tessera elettorale; questo è un indizio, di tempo, visto che prima della tessera c’erano quei simpatici fogli che ti recapitavano a casa invitandoti ad andare a votare, ma non mi ricordo da quanti anni esiste la tessera, magari potrei cercare in rete, ma io e i miei post non siamo mai troppo precisi, nonostante la mia ossessiva pignoleria.

Lì tempo per scrivere non ce ne fu proprio, in parte perché io ero un poco agitata per l’incarico, il timore di mettere un numero sbagliato, di scriverlo nella casella errata, un vago senso di inadeguatezza, mi tenne ben lontana dal prendere appunti sulla giornata.
Ma me la ricordo abbastanza bene, anche se non ricordo né il numero di votanti o altro, oh la mia memoria è un groviera.

Il primo referendum
Ci fu anche una prima volta di referendum, quasi uguale a questo, visto che venne poca gente anche lì, per me un pessimo segnale, che forse chi indice i referendum dovrebbe ascoltare.

Anche perché, ora come allora, la grande parte di persone che ho sentito parlare di astensione giustificava la cosa con il “Non ho manco capito cosa vogliono che io dica”.
A me veniva spontanea la cattiveria “Forse solo che pensi con la tua testa”, ma poi leggendo i quesiti sia di questi che dell’altro… tutti i torti non ci sono riuscita a darglieli.
Non tanto per il non sapere le domande del referendum, ma proprio per le risposte.
Un sì o un no che forse per alcuni non sono esaustivi dell’argomento.

Non che con l’astensione abbiano migliorato le cose.
Ma è solo la mia opinione.

Ma non dovevi non parlarne?

Enza… vattene!

Poi ci furono altre occasioni, la cosa curiosa è sempre stata quella che non trovavo quasi mai gente che conoscevo ai seggi, alla faccia di chi dice che a fare gli scrutatori vanno sempre i soliti.

Lascio stare il capitolo Presidenti di seggio, mi pare vengano nominati ma dovrei chiedere lumi, già al presidente di seggio? Be’ finora ho sempre trovato persone simpatiche che rispondevano alle mie domande.
Ma non so se farebbe loro piacere vedersi in un post.

Dicevo i colleghi scrutatori, non abito in una metropoli, siamo sui 14000 abitanti circa e non ho idea quanti siano segnati sul registro scrutatori, ma solo una volta mi trovai con una vecchia conoscenza.
Avevamo lavorato insieme, per circa quattro anni, di domenica.
Fu divertente, erano le amministrative, non ricordo se provincia o regione.

Veramente lo ricordi bene.

Piantala Enza, mi dici come faccio a non far capire di che scrutini parlo se spiego i dettagli?

Tanto i tuoi ex colleghi di scrutinio ci arrivano.

Sparisci, evapora!

Tolta di torno quella pedante di Enza Cosci possiamo tornare in argomento.

Il grosso del lavoro, la parte di burocratese, è svolta da presidente e segretario, agli scrutatori tocca siglare e firmare e timbrare.
Una volta preparate tutte le schede, e sistemati i registri, si attendono i votanti.

E li va da sezione a sezione.
Una volta ero in centro, li il viavai è più consistente, nelle frazioni vengono a gruppi.
In casi come quello dell’ultimo referendum non viene quasi nessuno e se si sta con gente simpatica con cui scambiare due parole è tutto più facile.
Diventa più leggera la giornata, almeno per chi è una chiacchierona come la sottoscritta.
Chi magari amerebbe il silenzio ovvimente non sarà d’accordo, ecco è sempre questione di punti di vista in fondo.

Portarsi un libro è sempre un ottima idea, quando però non si ha voglia di leggere è una grana.

Esatto io in questi giorni ero in fase no lettura.
Eppure ho terminato di rileggere Farhenahit 451, iniziato nelle mezz’ore lavorative di rileggere.
Altri colleghi leggevano per studio, e chi per diletto.

Poi c’erano le pause, quelle in cui ti accordi.
Possiamo andare a farci un giretto per gli altri seggi, sì per andare a votare a nostra volta giusto per svago.

Raccogliere le sensazioni degli altri, solidarietà fra colleghi.

Dopo le prime volte, quelle in cui non possedevo ancora un portatile, prendere coraggio e domandare ai vari presidenti di seggio se potevo portarmi con me il portatile, no ha la connessione ad internet, ma mi permette di lavorare alle mie bozze di post direttamente, così poi devo solo trasferire i file sul blog.

Solo che non è che mi venga molto da scrivere, nonostante quello che potete pensare leggendomi, se sono in compagnia preferisco chiacchierare.
Ma come già spiegato poco prima deve piacere anche all’altra parte.

O non devono avere da studiare.

A volte capitano colleghi scrutatori che stanno preparando qualche esame, e non stanno leggendo per far passare il tempo, ma stanno studiando.
Ed anche chi sta leggendo per diletto a volte mette bene in chiaro che gli piace leggere e non vuole essere disturbato, per poi darti della musona con comodo alle spalle, ma non sarebbe meglio avere sempre il coraggio di non dire mai niente dietro che non si tenga le palle di ripetere davanti? Pretendiamo sempre troppo dagli altri.

Pochi rapporti amichevoli, ma quei pochi, buoni!

Un po’ di quanto scritto non riguarda me, non chiedetemi quale parte, vi avevo detto che avrei mischiato.
E che gli amici suggeritori di post erano anche loro ai seggi.
Vorrete mica che li faccia scoprire così facilmente.
Mi levano il saluto se lo faccio.

E nello stesso tempo se stessi criticando dei miei ex compagni di seggio, non necessariamente questi ultimi, non sarebbe saggio da parte mia farmi beccare.
Non ho mai incontrato per due volte gli stessi, ma scommetto che se pubblico un post con dei riferimenti più precisi, alla prossima occasione me li trovo davanti.

Garantito!

Ed ora il lato divertente.
Vi eravate già divertiti fino a qui? Meglio.

Per me il lato divertente erano le circoscrizioni dove svolgevo l’incarico.

O le mie scuole medie.

O alle elementari.

Potreste osservare che sono le sedi abituali dei seggi.
Ma se un paese ha più scuole, potrei essere assegnata ad una qualunque di esse, invece finisco dove ci sono o legami, o ricordi.

Come quando ero in quelle che ormai non erano più scuole, ma circolo ed asilo.
E mi scappava da ridere perché erano le stesse scuole dove io piccina accompagnavo i miei genitori e i miei nonni quando loro votavano.
E mi ricordo come ero curiosa.
E come ci tenevo ad andare anche io la dietro a dire la mia, vizio mai perso con l’età.
O alle medie a dirmi che finalmente sapevo cosa c’era al piano terra.

Frequentavo la F e stavamo al primo piano.

Ovviamente è un po’ esagerato, sapevo bene cosa c’era al piano terra, non l’ho scoperto allora, ma fa tanto…romanzo!

Argh…i vostri dentisti, se siete arrivati a leggere fino in fondo, faranno affari d’oro con le carie.

Buona settimana.