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All’una…

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…la sveglia?
Ma no, l’ho puntata per le 5!
Che succ… un momento questo non è il suono della sveglia, mi stanno chiamando.
All’una di notte?

Di norma mi ci vanno una buona decina di minuti per svegliarmi, ma stavolta sono all’istante vigile.

“Cosa è successo?”
“Sai cosa è capitato a Viareggio?”
“No, non so niente di Viareggio, ero a letto e non ho visto il tg della notte.”

“E’ appena capitato, vai su internet. Se senti ***** avvertimi, scusa la sveglia.”
“Cosa è appena capitato?”
“Una tragedia, un esplosione in stazione. Non si sa niente di morti e feriti. Ho paura!”
“Un’esplosione?”

Mentre parlo sto accendendo il pc, ci vorrà un po’ perché si accenda, abbiamo il tempo per un lungo silenzio.
Chi è all’altro capo non ha il computer e sa che DEVE chiamarmi a qualsiasi ora in caso di bisogno.
Trovo poche notizie, è appena capitato.

Mentre aggiorno arriva un avviso di chiamata.
Un “ciao dimmi poi”, e riaggancio per permettere a loro due, perchè deve essere **** di parlarsi.

Tempo tre minuti mi arriva un sms: “Aveva il telefono spento, tutto bene. Ci sentiamo domani, scusa la sveglia.”

Non fa niente.
L’importante è che **** stia bene, e non si dorme stanotte.
Non con negli occhi le immagini dei video che ho trovato cercando notizie.
Non con l’ansia per quel paio di persone che conosco di striscio che sono della zona.
Ecco perché ho intitolato il post delle tre del mattino in quel modo.

Non potevo spiegare niente altro.
Non fino a quando non avessi avuto notizie più dettagliate.
Che arrivano solo nel pomeriggio, quando sono finalmente a casa.

La mia nottata è stata uno scherzo, se paragonata alle loro, ma accidenti che panico.
Ma prima dei cellulari come si faceva?

E chi se lo ricorda più?
Non che importi, ora.

Con il cuore in gola

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