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Ma secondo voi se uno manda un messaggio privato…

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…poi aspetta la risposta pubblicamente?

No, perchè mi è capitato di aspettare una replica, anche normale cortesia di un seplice sì o no sarebbe bastato, e ricevere silenzi, poi capitavo sui forum di discussione e trovavo che mi avevano risposto pubblicamente citando il mio messaggio che ripeto era privato*, se lo volevo pubblico ero capace anche io a scrivere in pubblico.

Ma forse son io che me la prendo troppo.
Sono troppo permalosa.
Ho scoperto l’America…

Forse non dovrei più mandare messaggi privati, o mandarli solo a chi mi ha dimostrato nel tempo di possedere un minimo di buon senso.
Ma lo faccio quasi sempre… forse il buon senso manca a me.
Sicuramente.
Pensare che uno capisca la differenza tra pubblico e privato su internet è chiedere troppo.

Eppure… eppure conosco gente che ci arriva.
Quindi… mi tengo buoni quelli e ignoro gli altri!

Semplice no?

*
E’ diverso se la persona risponde pubblicamente, ma senza far parola del mio messaggio.
Come quando domando ad una persona se va tutto bene, e lei o lui, risponde scrivendo sul forum che frequento, perchè non son la sola a chiedere, ma in questi casi non si cita il messaggio che si è ricevuto, quindi è tutta un’altra cosa.

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Io spero non vada in letargo

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Nuovo acronimo CST
E nuova etichetta la in basso…

Cliccate Sul Titolo

Perchè spero che non vada in letargo?
Ma andate a leggere e fatevi due risate, che si capisce subito!

Insonnia ed Alex

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Non riuscendo ad addormentarmi mi sono fatta un giretto online, alla faccia di chi mi dice che ho buontempo.
Strano io a loro non dico la stessa cosa quando raccontano delle ore passate a fare altre cose che a loro piacciono, ma si vede che io il mio prossimo lo rispetto più di loro.
Forse… se leggono il blog potrebbero pensare l’esatto opposto.
In caso di coda di paglia.

Dicevo l’insonnia, mi sono messa a leggere e sono andata da Black cat, e a quanto pare il suo bambino di cattiverie ne deve subire anche all’asilo.
Magari cattiverie involontarie, fatte senza riflettere, ma santa polenta un po’ di cervello, domandare alla madre prima di decidere?

Di cosa parlo?
Cliccate sul titolo, e leggete anche i commenti, la stessa mamma di Alex spiega alcune cose a chi fa domande.

Ma quante situazioni simili vengono vissute in silenzio?
Troppe, se ne parla un po’ quando c’è qualche caso eclatante, ma poi tante e troppe persone sono sommerse da un velo di: non mi riguarda… che spaventa.

Meglio che vado a dormire.
Prima di scrivere cose di cui potrei pentirmi.

Secondo me per quello è tardi.

Ma tu a dormire mai?

Mark Twain… e il passare dei secoli

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Durante l’estate ho letto, anzi riletto un libro che mi era piaciuto assai, Grazie Franco e Libera.
Sono le due persone che mi regalorono la prima versione educolrata per pargoli alla tenera età di sette anni, forse anche solo sei, non ricordo con precisione, ma so che adorai il regalo.
(detestavo le bambole e mi piaceva leggere, e solo loro mi portarono un libro, secondo voi come potevo reagire… esatto, gioia allo stato puro… non mi ricordo manco le facce di chi capì solo allora che forse regalarmi un bambolotto quando preferivo giocare con le macchinine di mio cugino, era una fesseria. Ma alle bambine si regalano le bambole…sigh!)

Insomma rileggendo in spiaggia ho segnato questo capitolo, perchè leggendolo avevo la vaga idea che il signor Twain(Samuel Clemens) stesse descrivendo un altra epoca e non il medioevo, ma forse era solo una mia sensazione.

Tratto da “Uno yankee alla corte di re Artu'” Di Mark Twain
Capitolo 30
(é una traduzione italiana in orginale non so se i nomi erano gli stessi)

Il re si era rimpinzato ben bene e poi, dato che la conversazione non riguardava battaglie, conquiste o duelli in armatura, si lasciò sopraffare dalla sonnolenza e se ne andò a fare un pisolino.
La moglie di Marco sparecchiò la tavola, sistemò a portata di mano il boccale di birra e andò a mangiare il suo pranzo di avanzi umilmente appartata, mentre noi altri ci lasciammo presto trascinare in discussioni relative al nostro lavoro, affari e paghe, naturalmente.
A prima vista pareva che le cose fossero eccezionalmente floride in quel piccolo reame, il cui signore era re Bagdemagus, in confronto allo stato delle cose nella mia regione.
Loro applicavano in pieno il sistema del “protezionismo”, mentre noi stavamo procedendo verso il libero scambio a piccole tappe ed eravamo ormai a metà strada. Ben presto i soli a parlare eravamo Dowley ed io, mentre gli altri ci ascoltavano avidamente.
Dowley si scaldò, fiutò nell’aria un certo vantaggio e cominciò a farmi domande che egli considerava piuttosto imbarazzanti per me.

– Nel vostro paese, fratello, qual è il salario di un mastro fattore, di un mastro contadino, di un carrettiere, di un pastore, di un porcaro?

– Venticinque decimillesimi al giorno; vale a dire un quarto di un centesimo. Il viso del fabbro era raggiante di gioia. Disse:

– Da noi ricevono il doppio! E che cosa può guadagnare un artigiano, falegname, imbianchino, muratore, pittore, fabbro, carraio e simili?

– In media cinquanta decimillesimi: mezzo centesimo al giorno.

– Oh-oh! Da noi ne prendono cento! Da noi ogni buon artigiano prende un centesimo al giorno! Non includo il sarto, ma tutti gli altri ricevono un centesimo al giorno e quando c’è molto lavoro anche di più, sì, fino a centodieci e perfino centoquindici decimillesimi al giorno.
Ne ho pagati io stesso centoquindici questa settimana. Evviva il protezionismo e abbasso il libero scambio! Il suo viso splendeva su tutta la compagnia come uno sprazzo di sole. Ma io non mi impressionai affatto. Gli domandai:

– Quanto pagate una libbra di sale?

– Cento decimillesimi.

– Noi ne paghiamo 40. Quanto pagate il manzo, il montone… quando lo comprate? Questo era un bel colpo che lo fece arrossire.

– Varia un po’, ma non molto: si può dire 75 decimillesimi alla libbra.

– Noi lo paghiamo 33. Quanto pagate le uova?

– Cinquanta decimillesimi la dozzina.

– Noi 20. Quanto pagate la birra?

– Ci costa 8 decimillesimi e mezzo la pinta.

– Noi l’abbiamo a 4; 25 bottiglie per un centesimo. Quanto pagate il frumento?

– Al prezzo di 900 decimillesimi lo staio.

– Noi lo paghiamo 400. Quanto pagate un abito da uomo di canapa?

– Tredici centesimi.

– Noi lo paghiamo 6. Quanto pagate un vestito di lana per la moglie di un contadino o di un artigiano?

– Lo paghiamo 8 centesimi e 4 millesimi.

– Ebbene, notate la differenza: voi pagate 8 centesimi e 4 millesimi, noi paghiamo soltanto 4 centesimi. A questo punto mi apprestai a vibrargli il colpo. Dissi:

– Ditemi, caro amico, “che è successo degli alti salari di cui vi vantavate tanto, pochi minuti fa?” – E lanciai un’occhiata in giro a tutta la compagnia con serena soddisfazione, perché, a poco a poco, ero arrivato ad incastrarlo e lo tenevo legato mani e piedi.

– Dove sono andati a finire quei vostri grandiosi alti salari?

Ma lo credereste? Si mostrò soltanto stupito e questo fu tutto!

Non afferrò affatto la situazione, non capì di essere caduto in una trappola, non si accorse che “era” in trappola. L’avrei ucciso, tanto mi faceva rabbia. Con l’espressione annebbiata e la mente in subbuglio, se ne uscì così:

– Davvero, mi pare di non capire. E’ “provato” che i nostri salari sono il doppio dei tuoi.

Beh, io ero sbalordito, in parte per quella sua imprevista stupidità e in parte perché i suoi compagni si erano schierati, in modo evidente, dalla sua parte e avevano le sue stesse idee, se così si potevano chiamare. Il mio punto di vista era molto semplice e chiaro. Com’era possibile semplificarlo di più? Ad ogni modo dovevo tentare:

– Insomma, fratello Dowley, come fate a non capire? I vostri salari sono più alti dei nostri solo di nome non di fatto.

– Sentitelo! Sono il “doppio” voi stesso l’avete confessato.

– Sì, sì, non lo nego affatto.

Ma la questione è quanto potete “comprare” coi vostri salari…

Ecco qual è l’idea. Mentre è vero che da voi un buon artigiano prende circa tre dollari e mezzo all’anno e da noi soltanto un dollaro e settantacinque circa…

-Ecco, voi lo confessate ancora, lo confessate ancora!

– Maledizione, non l’ho mai negato, vi dico! Ciò che intendo dire è questo. Da noi con “mezzo” dollaro si compra di più che da voi con “un” dollaro e perciò è evidente, secondo il più comune buon senso, che i nostri salari sono “più alti” dei vostri. Egli parve sgomento e disse in tono disperato:

– Davvero non riesco a capire. Avete appena detto che i nostri sono più alti e nel medesimo istante smentite quello che avete detto.

Ciò che quella gente apprezzava erano gli “alti salari”.
Pareva che non avesse alcuna importanza per loro il fatto che non potevano comprare nulla o quasi nulla con i salari alti.
Essi sostenevano il protezionismo e vi credevano ciecamente, il che era abbastanza logico, perché le parti interessate avevano dato loro a intendere che era stato il protezionismo a creare i loro alti salari.
Dimostrai loro che in un quarto di secolo i loro salari erano aumentati soltanto del trenta per cento, mentre il costo della vita era salito del cento per cento; da noi, invece, in minor tempo, i salari erano aumentati del quaranta per cento, mentre il costo della vita era andato costantemente diminuendo.
Ma non servì a niente. Nulla poteva scuotere le loro strane convinzioni.

Insomma, sentivo un bruciante senso di sconfitta. Sconfitta immeritata, ma che vuol dire? Questo non la rendeva meno bruciante.

Discussero a lungo di molti argomenti, ma il ragionamento e la logica del Capo non venivano mai compresi dai suoi interlocutori, incapaci di pensare in modi diversi da quelli legati alle loro tradizioni.
Questo avvenne anche quando discussero della gogna. Fu Dowley a proporre questa punizione per coloro che non avevano rispetto per l’autorità.

– Oh, aspetta, fratello – lo fermai – non dite bene di questa istituzione. “Io” penso che la gogna dovrebbe essere abolita.

– Un’idea davvero strana. Perché?

– Beh, vi dirò io perché. E’ stato mai messo alla gogna un uomo per un delitto capitale?

– No.

– E’ giusto condannare un uomo a una lieve punizione per una piccola trasgressione e poi ucciderlo?

Non ci fu risposta. Avevo segnato il mio primo punto! Per la prima volta il fabbro non fu pronto a parare. La compagnia se ne accorse. Bell’effetto.

– Voi non rispondete, fratello. Eppure stavate per glorificare la gogna un momento fa. “Io” penso che dovrebbe essere abolita. Che cosa avviene di solito quando un povero diavolo viene messo alla gogna per qualche piccola trasgressione che non ha la minima importanza? La plebaglia cerca di divertirsi un po’ a sue spese, non è vero?

– Sì.

– Cominciano a lanciargli zolle di terra e poi si sganasciano dalle risa quando vedono che cerca di schivare una zolla e viene colpito da un’altra?

– Sì.

– Poi gli buttano gatti morti, non è vero?

– Sì.

– Beh, supponete che egli abbia tra la folla qualche nemico personale, un uomo o una donna con un segreto rancore verso di lui, e supponete soprattutto che non sia benvisto dalla comunità per una qualsiasi altra ragione, sassi e mattoni prenderebbero quanto prima il posto delle zolle e dei gatti, non è vero?

– Non c’è alcun dubbio.

– Di regola resta storpiato per tutta la vita, non è vero?

Mascelle rotte, denti spezzati, oppure gambe mutilate, incancrenite e poi amputate. Oppure un occhio cavato e magari tutti e due.

– E’ vero, lo sa Iddio.

– E se non è benvisto può essere sicuro di morire là nei ceppi, non è vero?

– Di certo! Non si può negarlo.

– Immagino che nessuno di voi sia malvisto, per ragioni di orgoglio, di insolenza, di ricchezza, o alcun’altra di quelle cose che destano invidia o malignità tra la feccia di un villaggio…

“Voi” non pensereste di correre un gran rischio a far la prova della gogna?

Dowley vacillò visibilmente.
Reputai che fosse colpito.
Ma non si tradì a parole. Quanto agli altri, parlarono chiaro, mostrando con veemenza i loro sentimenti.
Dissero che della gogna ne avevano visto quanto bastava per sapere quali probabilità rimanevano all’uomo che ci capitava e che non avrebbero mai consentito ad entrarci se avessero avuto l’alternativa di una rapida morte per impiccagione.

– Dunque, per cambiare argomento, giacché credo di aver chiarito la mia idea che la gogna dovrebbe essere abolita, penso che alcune delle nostre leggi siano alquanto ingiuste. Per esempio, se io faccio una cosa che dovrebbe condurmi alla gogna e voi lo sapete e tacete e non mi denunciate, voi sarete condannati alla gogna se qualcuno denuncia voi.

– Ah, ma questo vi servirebbe a dovere – disse Dowley – poiché è un “dovere” denunciare. Così dice la legge. Gli altri si trovarono d’accordo.

– Beh, allora lasciamo andare, dato che siete contro di me.
Ma c’è una cosa che certamente non è giusta. Il magistrato fissa il salario di un operaio a un centesimo al giorno, per esempio.
La legge dice che, se un padrone si arrischia, sia pure per assoluta necessità di lavoro, a pagare qualche cosa “in più” di quel centesimo, anche per un giorno solo, sarà multato e messo alla gogna.
E chiunque lo sappia e non lo denuncia sarà anch’egli multato e messo alla gogna. Ora, mi sembra ingiusto, Dowley, e anche un pericolo mortale per tutti noi, perché, avendo voi sventatamente confessato un momento fa che questa settimana avete pagato un centesimo e quindici mil…

Oh, vi assicuro che fu una mazzata.
Avreste dovuto vederli crollare a pezzi, tutti quanti. Mi ero lavorato il sorridente e povero Dowley in modo così sottile, disinvolto e delicato, che egli non aveva mai sospettato che stesse per accadergli qualcosa finché il colpo non gli arrivò addosso riducendolo a brandelli.

Un effetto magnifico. A dire il vero, il più bell’effetto che io avessi mai prodotto, considerando il breve tempo che avevo avuto per prepararlo.
Ma mi resi subito conto di avere esagerato un pochino. Mi ero aspettato di spaventarli, ma non di spaventarli a morte.
Invece c’erano molto vicini. Capirete, durante un’intera vita erano stati addestrati ad apprezzare la gogna e ora, vedersela proprio di fronte e sentirsi tutti chiaramente alla mercé mia, di un forestiero, se mi fosse piaciuto di andare a denunciarli…
Certo era tremendo e pareva che non riuscissero a riaversi dal colpo e che non potessero riprendere coraggio.

Pallidi, tremanti, muti, miserevoli.
Beh, non erano certo meglio di altrettanti cadaveri. Era molto imbarazzante. Naturalmente pensai che mi avrebbero pregato di tenere la bocca chiusa e allora ci saremmo stretti la mano, avremmo bevuto insieme e ci avremmo fatto su una risata e sarebbe finita lì…
Ma no. Vedete, io ero uno sconosciuto, in mezzo a un popolo crudelmente oppresso e sospettoso, sempre abituato a vedere altri approfittare della sua debolezza, che non si aspettava mai un trattamento giusto e benevolo da nessuno, se non dalla famiglia e dagli amici più intimi.

E qui mi fermo, il capitolo trenta era solo uno di quelli che mi hanno spinto alla riflessione, e non devo esser la sola, visto che di rivistazioni di quest’opera se ne vedono parecchie…
Per un po’ avevo anche pensato, di scrivere una fanfic su JAG spedendo il capitano Rabb al posto di Hank (il Capo o Principale… è come viene chiamato dagli altri dopo che… un momento, meglio che lo leggiate da soli, i miei riassunti fan ridere)

Però quando quest’estate ho visto che dopo un inizio simpatico non mi venivano idee ho rinunciato, e dire che erano 4 anni che vi rimuginavo sopra, dalla prima fanfic scritta… be’ ogni tanto bisogna voltare pagina, quindi niente Pilota alla corte di Artu’, sarei noiosa.

Più del solito, come questo post probabilmente!

Martedì? No, mer…coledì!

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Allora essere a casa e domandarsi, ma giove pluvio ha per caso il calendario aggiornato di quando io non sono al lavoro?

No, visto che piove anche quando lavoro, ma oggi mi son svegliata con la fastidiosa sensazione di inverno anticipato, ora a me piace il freddo e l’inverno, ma non è mi sarebbe spiaciuto aver ancora uno scampolino di estate.
Eh va be’, dopo la bella giornata che ho avuto ieri, non può sempre andarmi bene.

Però girellando tra i blog che frequento di solito ho trovato un richiamo ad un altro post… e visto che il post mi è piaciuto lo segnalo.

Cliccate sul titolo, per un commento sulla blogosfera, Elasti fa nascere sempre discussioni(non liti solo argomenti di discussione) interessanti.

La pioggia ha la sua utilità delle volte.