Una lettera a Italians, la rubrica di Beppe Severgnini, riportata con il permesso dell’autrice, per commentare anche altro.
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Nessuno ascolta gli adolescenti
Paola Piazza
Caro Beppe, cari Italians,vivo in Canada da diversi anni ma ho mantenuto uno stretto rapporto con le mie vecchie amiche in Italia con le quali, avendo in comune figli della stessa età, ci si confronta sui vari problemi adolescenziali comparati alle diverse realtà dei due Paesi.
Tutte, nonostante la mentalità aperta, hanno ammesso il loro sgomento di fronte al mondo alieno dei tredicenni.
Una ruota che gira, ripensando alle nostre madri.
Noi però abbiamo educato i nostri figli con modelli differenti, ma i risultati ci dicono che qualcosa non funziona.
Qualcuno decide di far fuori i genitori o di uccidere la ragazzina che non ti fila.
La solitudine e incomunicabilità è palpabile.
L’appiattimento culturale ha imposto un unico modello e per coloro che non si uniformano rimane la rabbia.
Vi sono allora un’infinità di domande che si pongono, e altrettante risposte.
Il mio teorema è forse inconsueto, in quanto prende in considerazione il fattore diversità, intesa come ricchezza e come risorsa per trovare una nicchia dove ognuno può integrarsi.
Vivo in una nazione che ha fatto della diversità la base per la sua crescita sociale. Si impara a vivere in mezzo alle culture, ai colori, alle fedi di tutto il mondo e ognuno assimila un senso di solidarietà e accettazione che è alla base della coesione sociale.
In questo processo si attua un grande sforzo di comunicazione e disponibilità, quello che forse è venuto meno in una società come quella italiana dove ognuno si è rinchiuso in una specie di torre d’avorio di benessere e di egoismi e che, nonostante le apparenze trasgressive, è realmente conformista.
Non so quanti adulti sanno ascoltare i messaggi non solo verbali dei loro figli, in un momento così complicato e oscuro come l’adolescenza.
Un ponte di solidarietà basato sulla capacità di ascoltare i ragazzi è qualcosa sul quale vale la pena discutere.
Paola Piazza
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Prendo un pezzettino della lettera di Paola

Qualcuno decide di far fuori i genitori o di uccidere la ragazzina che non ti fila. La solitudine e incomunicabilità è palpabile.
L’appiattimento culturale ha imposto un unico modello e per coloro che non si uniformano rimane la rabbia.

E mi domando è davvero solo un problema adolescenziale?
L’appiattimento che ci vuole tutti uguali e ben schierati va oltre l’adolescenza, i gruppi che tengono conto solo dei loro simili, senza tentare il dialogo con chi la pensa diversamente da loro esistono eccome solo che va bene così, una divisione in caste che fa invidia all’India!
Pensate solo ai gruppi più disparati che si formano, alcuni sono aperti e disponibili a diologhi e confronti, ma altri….alla larga da chiunque possa inquinare il nostro modo di essere e pensare, altro che dibattiti liberi ed aperti, ma un gran numero di monologhi più o mneo interessanti!
E la stessa cosa si verifica in tutti campi, non se ne salva nessuno, forse è normale, ma alla fine ci sono piccole isole di egoismo, che però vengon negate da chi ne fa parte, che si sente protetto e al sicuro proprio in quelle isole!

Non faccio esempi perché non vorrei dimenticarne qualcuno.

Magari gli esempi verranno dai vostri commenti?

Rabb-it

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